postato da medionauta alle ore 10:42
venerdì, 04 maggio 2007

Questa la dedico al commentatore anonimo non-immaginario. C'è qualcuno che, pur non leggendo i miei post, ha dato su di me una definizione migliore delle tue:
"[a volte] io stesso mi lascio convincere dal vizio della letteratura come palestra per onanisti con poco talento per la vita. [...] Una volta una giornalista chiese a Céline: <<Ma quanti modi ci sono per fare letteratura?>> e lui rispose: <<Solo due: fare letteratura o costruire spilli per inculare le mosche>>". (Roberto Saviano, La Repubblica 3-5-07)

Bentornato.
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postato da medionauta alle ore 00:30
venerdì, 04 maggio 2007





Cena, Lost, Cappuccino, 545, 19, casa, buonanotte.
Una serata splendidamente normale, accogliente e banale come me. In più, questa musica in sottofondo. Fu a Parigi che la ascoltammo per la prima volta, nel letto grande, io R e lei L...
E' bello sperare che "rideremo anche noi del futuro che c'è", ed era bello soprattutto lì, su quel letto, a luci spente nella stanza illuminata dall'insegna dell'Hotel de la Cité Rougemont. "Lo stile che ci rende noi" era già collaudato da tempo: tanta gioia immotivata alternata a tanta tristezza insensata. Ed è, né cangia stile. L'altroieri avevo il volto deformato dalla troppa tristezza, ieri sera sono stato felice; e ora? Ora penso a Odisseo, che si fece legare all'albero della nave per poter ascoltare il canto delle sirene evitando di finire in acqua. Per provare la bellezza di un giorno, stringo mille nodi per resistere al richiamo dello sconforto che mi coglierà il giorno dopo.
Un giorno, spero presto, quest'altalena finirà. Eppure so che il Bello ama la mia dolcezza, e saprà trovarmi anche allora, tornando a parlarmi di questi giorni. Ci guarderemo per un po', sorridendoci, e poi lui mi regalerà un 29 giugno come me, dicendo: Oh come grato occorre / nel tempo giovanil, quando ancor lungo / la speme e breve ha la memoria il corso, / il rimembrar delle passate cose, / ancor che triste, e che l'affanno duri!


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postato da medionauta alle ore 02:01
mercoledì, 25 aprile 2007

Vederla dormire mi riconcilia con le mie stesse viscere. Poggiata sui miei cuscini, tra le mie lenzuola, con la mia maglietta a coprirla. Soltanto Roma non è mia, ora. Piuttosto io sono suo, noi siamo suoi; indulgente, ha spento il traffico e placato il sole, solo per noi, forse. Questo letto è sempre troppo piccolo, ma a vedere la lunga parentesi morbida che vi riposa sopra sembra non sia mai esistito giaciglio migliore. Non ho ancora il coraggio di entrare anch'io in quella zattera progettata apposta per lei da un ignoto designer svedese chissà dove, chissà quando.
La lampada della scrivania è accesa. come la piccola luce che illumina gli spartiti del direttore d'orchestra; due metri di penombra, e poi la luce della lampada sul comodino, che invade con discrezione il letto come un palco. Stasera dirigo io, e ho scelto una musica dolce, il suo amato Chopin. Mi fa male pensare che non posso fermare il tempo qui e ora: lei felice, io con la penna tra le mani, come non succedeva da non so più quanto tempo ormai. Siamo stati tristi, tanto tristi. Ma a volte basta un'occasione piccola piccola a ricordarsi che siamo stati anche felici, tanto felici. E intanto le lenzuola a piccole valli e collinette si sollevano ritmicamente per poi tornare giù, come a rassicurarmi: "continua a scrivere, la proteggiamo noi...".
Quanto di tutto ciò sopravviverà? Non più di quanto è sopravvissuto delle notti in cui mio padre ha scritto di mia madre, o del momento in cui mio nonno (io sessanta anni fa) impreziosì una sua foto in divisa con la dedica: "A Maria, ti penso sempre. Con tanto affetto, tuo Vittorio". Li sento tutti qui, quegli attimi, giusto un palmo sopra le mie spalle: vogliono leggere ciò che scrivo di loro, sono vanitosi ed egoisti come la mente che li sta immaginando.

Ieri ho sentito nostalgia di casa, ora mi sembra che la vera casa sia questa notte intima di dolci riflessioni. Lei e la notte: un doppio rifugio mi attende, in quell'unico angolo della mia stanza che ora abbia un senso.
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postato da medionauta alle ore 13:03
domenica, 15 aprile 2007

Questa notte, alle ore 3:30 circa, è finita la latitanza pluriennale del famoso boss dell'appignanense Stefano Petrelli. Curiose le modalità della cattura: sembra che il malavitoso stesse tornando a casa dopo una serata di bagordi, e annebbiato dai fumi dell'alcool abbia involontariamente scambiato il commissariato di polizia di Via Nomentana per il portone della sua sfarzosa abitazione. Increduli i poliziotti, che non hanno esitato un solo istante ad ammanettarlo, ponendo fine così a quella che è stata la più lunga latitanza registrata nelle Marche: Petrelli, infatti, era in fuga dal 1983. Questa purtroppo è l'unica foto che abbiamo a disposizione.
cena manuela 004                                                                     ® D'Ammaro Press



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postato da medionauta alle ore 06:14
domenica, 15 aprile 2007

6:12  prime luci, e marlene tanto tanto morbidi...
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postato da medionauta alle ore 04:58
domenica, 15 aprile 2007

Notte insonne. Vorrei passarla con qualcuno, ma forse starei bene solo con un altro me. Niente da dire, tutto da tacere. Questa settimana doveva essere decisiva, poteva cambiare tutto, e non è cambiato niente. Viva l'Italia!
Nell'attesa che domani una forza dolce mi riempia dall'esterno, ora mi sento davvero solo.

Solo come la sedia del mio appartamento di Wuppertal...

DSCN0652


























...ma senza luce.

Solo come la Normale in quell'8 dicembre 2003, quando ancora non sapevo sarebbe durato così a lungo.

EPSN0036
































Ma a differenza di pisa, qui non sono mai davvero solo, e questo mi rassicura. Mamma Roma vuole darmi tutto: amore amici lavoro successo. Sarò in grado di accettare tutti i doni? A volte mi sembra che io abbia paura di aprirli, di togliere il nastro e la carta da regalo. Mi fermo a contemplarli, poi li metto sullo scaffale, quasi temendo che il dono in sé non si riveli all'altezza del piacere di averlo ricevuto. E' successo spesso così da quando sono andato via dalla culla ottavianese, e succederà ancora, perché "un rettile può cambiar pelle ma non cambia il cuore".
Venga presto il sole di questo 15 aprile, e tramonti subito, portando con sé questa odiosa melancholia. Mi affido alla notte di domani come un laghetto si affida all'ultima pioggia dell'anno: se sarà abbondante, tutto andrà bene per un bel po' ; se sarà scarsa, si tirerà avanti tra secche e pesci morti.
E' il mio modo di espiare colpe a cui non sono date alternative valide...
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postato da medionauta alle ore 14:50
venerdì, 13 aprile 2007

Come mostrarsi felice e soddisfatto pur avendo la testa bacata da un pensiero che rode anche ora, alle due e mezza. Avevo scritto così stanotte. Ora mostro come. Sotto la mano di stefano c'era tanto vuoto e un pensiero fisso rivolto al mio rifugio.

moltheni + tarm 001
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postato da medionauta alle ore 02:44
venerdì, 13 aprile 2007

In tre eravamo, allegri non tanto, ragazzi non più, morti non ancora.
Come mostrarsi felice e soddisfatto pur avendo la testa bacata da un pensiero che rode anche ora, alle due e mezza. Se Rocco mi manda la foto, vedrete come.
Ieri pomeriggio ho pensato che questo concerto tanto atteso sarebbe stato rovinato da un'assenza causata da me, a cui non ho saputo rimediare, e quando Umberto ha intonato "Cresce, cresce..." ho realizzato che la mia previsione era azzeccata. "Wish you were here", ho pensato (e per questo mi sono beccato del prevedibile da Stefano). Avrei voluto che fossi lì a cantare "potrei anche dire a istinto che ci vuoi..", per riempire quello strano vuoto che avevo intorno, rumoroso e chiassoso, pogoso e sudato, sgomitante e in fin dei conti così banale.
Ieri è stato anche il primo giorno che non ci siamo sentiti, neanche uno squillo. Ma Roger me lo ricorda sempre: "You know that I care what happens to you, and I know that you care for me too."
Sarà che sono prevedibile, o bambino, o vigliacco, o cosa cazzo volete dirmi che io sia, ma a quest'ora e in questa notte, nel centro della città eterna, con gli occhietti dolci assonnati, non riesco a non pensare che
"there's a plan to make all of this right".

Avanti così...
 
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postato da medionauta alle ore 11:54
giovedì, 12 aprile 2007

Apro la rubrica, cerco My Shelter, metto il dito sul tasto verde, poi mi fermo.
Devo cercare di essere forte, almeno quanto lo sei stata tu martedì sera.
Tanto per citare Moccia, ho voglia di te..
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postato da medionauta alle ore 14:59
martedì, 10 aprile 2007

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postato da medionauta alle ore 14:07
sabato, 07 aprile 2007

Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.  (Gn 2,2)

Più o meno un'ora fa è terminato ogni lavoro. Il Senso, se c'è, non è più mio.
Se ci dev'essere un disastro nucleare, spero avvenga ora, perché non sento niente. La vita continua, quant'è banale...
Sembra che alla fine io sia stato sconfitto. Ciò che ho provato a costruire non ha retto, ciò che ho cercato di mantenere non è rimasto con me. E ora?
Ora si vive, con un Senso in meno e un groppo in più.

Quanto vorrei fosse tutto diverso!


13-04-04_1941





Sempre e per sempre.
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postato da medionauta alle ore 15:13
martedì, 03 aprile 2007





Quasi adatti a raccontare agli altri i propri cazzi...
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postato da medionauta alle ore 23:00
lunedì, 02 aprile 2007

Inadeguato.
Il mondo si muove, io cerco di reggermi, come il Viaggiatore sulla schiena dei colossi. Non va bene. Me lo ripeto spesso in questi giorni: non va bene... Anche quando mi diverto, il riso non arriva in fondo allo sterno. Tutti mi vogliono bene, come ai bambini o agli angioletti dei quadri. Io non odio nessuno, come i bambini e gli angioletti. Ma degli uni mi manca l'età, degli altri le ali. ( Forse s'avess'io l'ale / da volar su le nubi, / e noverar le stelle ad una ad una, / o come il tuono errar di giogo in giogo, / piú felice sarei, dolce mia greggia, / piú felice sarei, candida luna. ) C'è chi si spaccia per inadeguato e prende la vita per le corna, e chi cerca di mostrarsi adeguato e viene smascherato da una giornata insolita.
E' bello vivere, mentre guardo lo spago che tiene insieme il legno delle tovagliette. E' stato bello anche ieri o l'altroieri, mentre notavo che il cielo prendeva la forma inversa dei rami attraverso cui lo spiavo. Peccato che non si possa vivere una vita intera a fissare una corda di spago. L'infelicità non coglierebbe mai. Ma tant'è...

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postato da medionauta alle ore 12:03
domenica, 01 aprile 2007

Col peso nello sterno, cerco una normalità che non può esser tale. Lavoro, spesa,cucina, forse uscita.
Il pensiero è sempre lì.
Il sole mi aiuta, forse riesco ad alleggerirmi.
    "There's a plan to make all of this right".
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postato da medionauta alle ore 15:42
sabato, 31 marzo 2007

Lei mi odia, forse.
Non sa che non l'abbandonerò mai. Non sa che se mi chiedessero "cos'è la morte?" risponderei: "è vederla allontanarsi a passi lenti, costeggiando il muretto del giardino della Sapienza, dopo avermi dato un ultimo, dolcissimo bacio". Non sa che voglio cambiare le cose in meglio, avendo sempre lei come Stella Polare. Non sa che questa città ci vedrà felici. Felici...
    Io voglio diventare un uomo migliore, e per farlo non basta amarla, bisogna rispettarla (per tutto il resto della mia vita). Oggi ho fatto l'uomo, forse per la prima volta, e fa male, fa malissimo. Ben venga tutto il dolore, se servirà a farci stare insieme meglio che mai. Spero che lei abbia l'occasione di vivere al di fuori di me, al di fuori di noi: solo così sarà anche lei una donna. Quando saremo un uomo e una donna, sarà il giorno che la Gioia scenderà in terra. Lo aspetto con fede.
    "There's a plan to make all of this right".
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